Il miele



IL MIELE

Il principale prodotto delle api
Alla fine dell’inverno nell’alveare le scorte di cibo e il miele raccolto nella passata stagione stanno per finire. Le bottinatrici, le api più esperte dedite alla raccolta delle provviste, trovano sui primi rari fiorellini un po’ di polline e nettare: il polline è la polverina che possiamo vedere all’interno dei fiori, il nettare è quel liquido dolce che i fiori producono all’interno del loro calice per attirare gli insetti: entrambi servono alle api per la propria alimentazione. Con l’avanzare della primavera aumenta la temperatura dell’aria, i prati e gli alberi si coprono di fiori, sempre più nettare arriva nell’alveare. L’arnia si riempie di provviste, la regina depone un numero sempre crescente di uova e nascono un maggior numero di api. L’apicoltore sa che è giunto il momento di mettere sopra le sue arnie il “melario”, il magazzino dove le api porteranno le scorte di miele.
Iniziano le fioriture importanti come la cicoria, l’acacia, il tiglio, il girasole, e poi in estate il castagno, il rododendro… Le api esploratrici, quando trovano tanti fiori, cioè una sorgente di nettare abbondante e buono, indicano alle loro compagne, per mezzo di una danza, dove andare a bottinare. Tutte le api si recheranno sugli stessi fiori ed il melario si riempirà di nettare dello stesso tipo, con le caratteristiche dei fiori visitati. Avremo così i classici monoflora: acacia, tiglio, girasole, castagno, rodondero e tarassaco. Questo nettare non è ancora il miele: è nelle cellette di cera, nel “favo”, che si completa la sua trasformazione in miele, grazie al lavoro delle giovani api, che ancora non sono in grado di volare sui fiori. Queste prendono il nettare portato dalle bottinatrici, vi aggiungono particolari sostanze da loro prodotte, gli enzimi, e lo immagazzinano nelle cellette; poi, muovendo le ali all’interno dell’alveare, creano una corrente d’aria che fa evaporare l’eccessiva umidità contenuta nel nettare che si trasforma finalmente in miele. II miele monoflora si ha solo se la stagione si mantiene buona per un lungo periodo e le fioriture durano a sufficienza affinchè le api possano riempire il melario con il miele proveniente da un solo tipo di fiore. In alternativa l’apicoltore può spostare le api portandole in altre zone, seguendo le varie fioriture pratica cosi “il nomadismo”. Invece se, prima di riempire il melario, accade che ad una fioritura importante si sostituiscano altri tipi di fiori, le api visiteranno molte specie botaniche: questo miele avrà una varietà e ricchezza di odori, sapori, colori derivanti da tutti i differenti flori visitati. Avremo cosi il miele millefiori. Una volta che i favi sono pieni ed il miele ha raggiunto il giusto grado di umidità, le api chiudono le cellette con un tappo di cera impermeabile: “l’opercolo”, ed il miele resta protetto ed incontaminato.